Dalla Valle del Berillo alle creste della Prace: alla ricerca del cristallo di Rocca che ha reso celebre Gratteri nell’antichità

Esiste una vallata incantata tra Gratteri Gibilmanna, in località Valle Nasca, al di sopra di una cappella di pietra che il popolo chiama tribunedda. Questo luogo ha suscitato da sempre la curiosità di ricercatori di tesori, tra le ispide cime del massiccio montuoso della Prace, nelle contrade che i pastori nominano Rocca Dinàru (Rocca del Denaro) e Lavanca Vrilli (la Vallata del Berillo).

Voci di popolo raccontano di lucenti cristalli incastonati nella roccia, nella parte sovrastante Piano Morto. Sarebbero proprio tali gemme – dette volgarmente di berillo – che sin dall’antichità, hanno reso celebre la piccola cittadella madonita di Gratteri, come scriveva già il Fazello nel sec. XVI: “Gratterium oppidum Berillo lapide nobile”.

In realtà, si tratterebbe piuttosto di un cristallo di rocca incolore e trasparente, comunemente conosciuto come quarzo ialino, che in natura si trova in varie forme – pietre grezze, punte e druse – considerato dagli antichi popoli la pietra del veggente, per le sue virtù ipnotiche e divinatorie.

La nostra escursione inizierà proprio da quella valle, per arrivare a scalare le vette più alte del monte della Prace, fino all’inghiottitoio, l’abbisso PraceCiacca e Macabbubbo. Dopo un ristoro a Piano Prato, innanzi ad un panorama mozzafiato, riscenderemo verso Gratteri, non prima però, di aver fatto tappa alla Grotta Grattàra, alla scoperta delle bellezze naturalistiche e delle leggende di una caverna con una fonte limpidissima che, secondo la tradizione, ha dato il nome allo stesso villaggio di Gratteri.

Per maggiori dettagli sull’escursione e sulla mappa dell’itinerario, visita il seguente link: eventi.visitgratteri.com

 

 

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